...Berlino e i suoi monumenti...
Passata un' ora circa all' interno di questo incredibile museo, esco per colmare la mia fame e mi concedo una piccola ma deliziosa colazione.
Mi dirigo quindi verso il Berliner Dom in quanto l' accesso al pubblico era possibile unicamente
dalle dieci della mattina in avanti. Il Berliner Dom originale era ispirato a un disegno di Johann Boumann, in uno stile barocco molto più modesto. Costruita dal 1747 al 1750 sulla base di una vecchia chiesa domenicana, la cattedrale includeva il mausoleo della famiglia degli Hohenzollern, uno dei più grandi in europa nel suo genere. L' attuale struttura neobarocca è opera di Julius Raschdorff e fu eseguita dal 1894 al 1905. La cupola centrale color rame è alta 98 metri. Dopo i danni dell' ultima guerra, il Duomo è stato restaurato in una forma semplificata. La cappella del mausoleo smantellato degli Hohenzollern, prima adiacente alla parete nord del Duomo, è stata smantellata. L' interno è molto particolare. Vi sono i sarcofaghi di Federico I e della moglie, la tomba dell' Elettore, risalente al 1530.
Il Duomo di Berlino è davvero bello, grandioso!
Dopo aver percorso molti chilometri nella zona adiacente l' isola dei Musei, stanchissimo, faccio ritorno al mio alloggiamento. Dopo essermi appisolato per un paio di ore fino alle otto circa, esco in cerca di un posto dove consumare la mia cena.
Nelle vicinanze della stazione Friedrichstrasse scopro per caso un piccolo ristorante gestito da turchi dove mangio una gustosissima pasta pagando un prezzo irrisorio.
Ora, dopo aver riempito il mio stomaco, parto alla scoperta di quel simbolo di Berlino che ognuno di noi ha scolpito nella mente quando si parla della capitale tedesca: la porta di Brandemburgo.
Cammino lungo la Unter den Linden quando, ad un certo punto, ecco comparire ai miei occhi il simbolo dell' unità tedesca. Venne costruita a partire dal 1788 ed aperta al traffico il 6 agosto del
1791 da Carl Gotthard Langhans che prese spunto dai Propilei di Atene. Essa costituisce il punto finale occidentale del viale Unter den Linden presso la Pariser Platz.
La porta è alta 26 metri e larga 65. Le colonne doriche in pietra, che a terra hanno una circonferenza di 1,75 metri, creano 5 punti di passaggio.
Dopo l´abbattimento delle mura cittadine, Johann Heinrich Strack aggiunse nel 1868 ai lati della costruzione centrale due basse costruzioni.
La quadriga sulla sua sommità fu creata nel 1794 da Johann Gottfries Schadow. Napoleone I la trasportò nel 1807 a Parigi, come bottino di guerra. Nel 1814 i prussiani la riportarono indietro, ed aggiunsero la croce di ferro alla corona che sormonta l´asta in mano alla dea della pace.
La costruzione e la quadriga vennero seriamente danneggiate durante la seconda guerra mondiale e restaurate tra il 1956 ed il 1958. Gli stampi originali della quadriga si trovavano fortunatamente ancora nel deposito della fonderia Noack a Berlino ovest.
La Porta di Brandenburgo fu chiusa il 13 agosto 1961 dai sistemi di sbarramento della DDR, rimanendo nella parte orientale della città. La quadriglia venne girata, dato che originariamente guardava ad ovest (e quindi contro il muro). Dopo gli avvenimenti del 9 novembre 1989 la porta di Brandeburgo venne ufficialmente riaperta il 22 dicembre dello stesso anno e poco dopo anche i cavalli tornarono a guardare nella direzione originaria.
I resti del Muro di Berlino e dei vari sbarramenti nelle vicinanze della porta vennero a mano a mano completamente demoliti. Ai lati possiamo trovare l' ambasciata americana (in costruzione) e quella francese, l' hotel Adlon.
La notte di capodanno del 1989 la quadriga venne di nuovo danneggiata, ma già nel 1991 vennero terminati i lavori di restauro.
A essere sincero, mi aspettavo un monumento di dimensioni notevolmente più grandi come il mio immaginario mi portava a credere. E' nonostante ciò molto affascinante, soprattutto la sera quando viene illuminata a giorno. Scatto alcune istantanee, ma sul piazzale antistante vi sono ancora troppo persone, quindi mi ripropongo di tornare qualche ora dopo. A poche centinaia di metri dalla porta di Brandemburgo, sorge il Reichstag. Costruito per ospitare il parlamento tedesco, il Reichstag fu concepito come simbolo dell' unità nazionale e vetrina delle aspirazione del nuovo impero tedesco, proclamato nel 1871. Il progetto neorinascimentale di Paul Wallot catturò lo spirito dell 'ottimismo tedesco. Eretto tra il 1884 e il 1894, fu finanziato dal denaro francese ottenuto come riscarcimento di guerra. Il 23 dicembre 1916 alla facciata fu aggiunta l'
iscrizione " Dem Deutschen Volke" ( 'al popolo tedesco' ). Nel 1918 da qui Scheidemann dichiarò la nascita della repubblica di Weimar. Nel 1933 un incendio distrusse la sala principale. L' accusa cadde sui comunisti accellerando cosi la caccia alle streghe condotta dai nazisti. La foto in cui la banidera sovietica sventola sul Reichstag divenuta pi il simbolo della sconfitta tedesca, testimonia la sua importanza anche oltre i confini della Germania. Nel 1990 il Reichstag fu il primo luogo d' incontro del neoleletto Bundestag dopo la riunificazione. Tra il 1995 e il 1999 su disegno di Sir Norman Foster, il Reischstag venne trasformato in una moderna sala convegni dalla cupola elittica con una galleria panoramica. Davanti al Reichstag vi è un giardino vastissimo, dove sono svaccate centinaia di persone intente ad ammirare la bellezza di questa costruzione o semplicemente a parlottare in tutta tranquillità. A mia insaputa, nonostante siano le dieci passate è ancora possibile la salita alla cupola elittica. Vi è una coda non impossibile (non immagino a giorno quanto codesta coda possa essere lunga e i successivi tempi di attesa), il che mi porta a posizionarmi nella speranza di potervi salire prima della chiusura. Dopo tre quarti d' ora varco la soglia d' ingresso del pian terreno del Reichstag e superati i controlli di routine, salgo sull' ascensore che mi porta diritto al terrazzo panoramico. Inizialmente salgo in cima alla cupola dove alla sommità ci si può sdraiare ad ammirare il cielo in quella parte di vetrata aperta alle stelle. Fantastico. Passerei la notte immerso con lo sguardo verso il cielo. Era cosi rilassante...
Una volta sceso lungo la scala elittica mi godo il panorama notturno di Berlino dal terrazzo panoramico. Si vede tutta la città, dal Sony Center illuminato di rosa e azzurro, alla vicina e
stupenda stazione in vetro Berlin Hauptbahnhof. Lo spettacolo è davvero unico, l' attesa in coda è stata ripagata al meglio. Questa strana struttura ha dell' inverosimile, cono al contrario in molteplici specchi, le doppie vetrate...sono un capolavoro d' ingegneria moderna.
A questo punto faccio ritorno alla Porta di Brandemburgo per scattare qualche istantanea. A mezzanotte il piazzale antistante la porta di Brandemburgo è affollata di pochi turisti.
Verso l' una non mi resta che, felice e contento, fare ritorno in alloggiamento dopo una giornata lunghissima passata a camminare per le vie della capitale tedesca. E qui vengo a conoscenza di un ragazzo italiano di Udine, simpaticissimo.
La mattina seguente facciamo colazione insieme, e dopo averlo salutato, proseguo la mia giornata in direzione Unter der Linden. E' una delle strade più famose di Berlino. Inizia a Scholossplatz e si snoda fino a Parisier Platz e alla Porta di Brandemburgo. Una volta segnava il tragitto fino ai terreni reali di caccia, più tardi divenuti il Tiergarten. Lungo questo viale alberato si snodano i negozi e show room più importanti della città, da quello della Ferrari a quello della Bugatti. Il traffico non è caotico come ci si potrebbe aspettare da un' arteria di cosi grande
importanza. Si passeggia in totale tranquillità sotto questo viale alberato che porta fino alla Porta di Brandemburgo. Proseguo la mia passeggiata nelle strade della capitale lungo Strasse des 17 Juni, oltre la Porta di Brandemburgo. Scorgo cosi il Sowjetisches Ehrenmal, l' imponente monumento inaugurato il 7 novembre del 1945, anniversario dell' inizio della rivoluzione d' ottobre in Russia. Il monumento è posto tra i primi due carri armati entrati nella città, e commemora gli oltre 300 mila soldati sovietici che morirono nella battaglia di Berlino alla fine della II guerra mondiale. La colonna fu realizzata usando il marmo del quartiere generale del cancelliere del Terzo Reich, quando fu smantellato. Il monumento ospita inoltre un cimitero di circa 2500 vittime sovietiche. Il sito terminava nel settore inglese, ma era una sorta di enclave alla quale avevano accesso i soldati sovietici di Berlino Est. Superato il Sowjetisches Ehrenmal in Strasse des 17 Juni, svolto alla mia destra per ricollegarmi alla John Foster Dulles Allee. Mi trovo di fronte al Haus der Kulturen der Welt. Si tratta di un ex palazzo congressi chiamato scherzosamente 'l' ostrica gravida' per la tozza struttura e il tetto a parabola. Eretto nel 1956 è diventato da subito il simbolo di libertà e modernità nella Berlino Ovest durante la guerra fredda. Una parte del soffitto crollò nel 1980, ma venne ricostruita poco più tardi. Oggi vi si organizzano spettacoli di fama internazionali. Vicino ad essa scorgo la torre nera del Carillon, eretta nel 1987 per commemorare il 750° anniversario della nascita di Berlino. La torre ospita il più grande carillon d' Europa, costituito da 67 campane! Purtroppo non ho potuto ascoltare la melodia di questo carillon, pazienza! Proseguendo sempre in John Foster Dulles Allee, mi trovo a passeggiare davanti a Schloss Bellevue. E' un bellissimo palazzo dalla facciata bianca neoclassica, oggi la residenza del presidente federale tedesco.Eretto nel 1786 fu residenza reale fino al 1861. Dal 1938 divenne un albergo per gli ospiti del regime nazista. Durante la seconda guerra mondiale venne gravemente danneggiato, ma dopo particolari e accurati restauri, è ritornato al suo antico splendore. Il mio occhio, dopo aver ammirato questa residenza splendida, volge poco più in là dove si erge la Colonna della Vittoria. Laddove Strasse des 17 Juni e John
Foster Dulles Allee si intersecano, si erge questa maestosa colonna, visibile da ogni angolo della capitale. Dopo aver attraversato in modo poco ortodosso Strasse des 17 Juni, giungo ai piedi della colonna dopo aver percorso il sottopassaggio che porta ad essa. Fu progettata nel 1864 da Heinrich Strack, per commemorare la vittoria della Prussia nella guerra Prussiano-Danese, e inaugurata il 2 Settembre 1873. Differentemente dai piani originari, venne aggiunta una scultura di bronzo della Vittoria alta 8.3m e pesante 35 tonnellate. La scultura, opera di Friedrich Drake, venne aggiunta per celebrare le vittorie della Prussia contro l'Austria e la Francia. Originariamente il monumento aveva trovato collocazione nei pressi del Reichstag, ma nel 1938-39 il regime nazista fece spostare il monumento all'interno del parco. L'altezza complessiva è di 66.89 m. I berlinesi la chiamano Goldelse.
Circondata da una grande rotonda molto trafficata, la Großer Stern, i pedoni possono raggiungere la colonna attraverso 4 tunnel costruti nel 1941. Attraverso una scalinata a spirale di 285 gradini si giunge appena sotto la statua, con una spettacolare vista della città e del Tiergarten. La colonna della vittoria, o come la chiamano i Berlinesi Elsa d'oro, viene ricordata nel celebre film di Wim Wenders del 1987 il cielo sopra Berlino. Dopo aver fatto il biglietto mi accingo a salire questa mole interminabile di gradini che sembrano non finire mai. Ma una volta in cima, la fatica viene ripagata. La visuale che si ha su Berlino dalla Colonna della Vittoria è qualcosa di indescrivibile. La città è ai miei piedi, si scorge ogni angolo nascosto di Berlino. Aiutato dal tempo ( seppure qualche goccia stava iniziando a cadere ), mi godo in piena libertà la capitale tedesca dal cuore del Tiergarten. Scatto diverse istantanee che alla sera scopro essere fatte in bianco e nero...pasiensa!
Dopo aver passato un' ora ad ammirare le bellezze di Berlino dall' alto, riprendo la camminata verso Ernst Reuter Platz, sempre lungo Strasse des 17 Juni. Il traffico è di maggiore intensità rispetto a Unter den Linden, ma comunque non caotico ed eccessivo. Giungo all' Ernst Reuter Platz e svolto alla mia sinistra in direzione Hardendberg Strasse. Essendo mattina inoltrata e il mio stomaco vuoto, opto per una sosta e una colazione che mi possa rimettere in forze. Mi fermo in un bar dove scortesemente mi viene servito un cappuccino bollente ed imbevibile. A questo punto procedo verso la stazione Zoologischer Garden, passando davanti alla Ludwig Erhard Haus. E' un edificio moderno e innovativo che ospita la Borsa valori di Berlino. La particolarità che attira l' occhio del turista è data dal fatto che il palazzo è retto da 15 archi ellittici che dal soffitto attraversano le pareti vetrate dell' edificio. Per questo motivo all' interno non vi sono colonne portanti. Altra cosa particolare sono le veneziane termosensibili in vetro, che funzionano come prese d' aria per la ventilazione. In un giorno di vento, quando il sole è coperto dalle nuvole, le prese d' aria dell' intero palazzo si aprono e chiudono velocemente dando all' adificio l' aspetto di un pesce che respira. Ovviamente, al mio passaggio il sole splende nel cielo azzurro..
Forse per via del mio stomaco vuoto o per chissà per quale altro motivo, perdo il senso della posizione e dell' orientamento. Ma essendo vicino allo Zoo, decido di fare visita, per vedere da
vicino il tanto famoso ' Knut '..
Vi è una lunghissima coda che mi porta ad aspettare più di un' ora prima di varcare la soglia dell' entrata ( costosa, ma ne vale davvero la pena).
Risale al 1844 ed è uno dei più antichi della Germania. Sembra di passeggiare in mezzo alla savana, alla natura incontrastata. Vi sono ogni tipo di animale presente sul globo, dall' ippopotamo alla tigre. Ma l' attrattiva principale rimane lui, Knut. Reso celebre dai giornali, l' orsetto bianco si diverte a nuotare nell' acqua. Una folta folla rende difficile la vista di questo simbolo dello zoo di Berlino. Avrei dedicato molto più tempo a passeggiare in mezzo a questo piccolo paradiso terrestre, ma purtroppo sia la fame che mi aveva messo alle corde, sia il tempo, mi hanno portato al di fuori in cerca di ristoro. A questo punto, poco più distante, si trova la Kaiser- Wilhelm Gedachitnis Kirche.
L'imperatore Guglielmo II ordinò la costruzione della chiesa in memoria del nonno Guglielmo I, costruzione che fu portata avanti tra il 1891 ed il 1895 secondo il progetto di Franz Schwechten. L'edificio venne costruito in stile neoromanico, ispirandosi alle numerose chiese romaniche presenti nella valle del Reno. L'edificio originale era di un'impressionante monumentalità e grandezza. I mosaici all'interno della chiesa descrivevano la vita e le opere dell'imperatore Guglielmo I. Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, la chiesa fu gravemente danneggiata in un bombardamento alleato, che ridusse la chiesa ad una solitaria rovina ribattezzata "der hohle Zahn" ("il dente cavo"). Nel dopoguerra, dal 1951 al 1961, una nuova chiesa di foggia moderna fu costruita alla destra del vecchio edificio secondo i progetti di Egon Eiermann, ma le rovine della vecchia chiesa furono tenute a testimonianza e memoria degli orrori della guerra. La nuova chiesa fu consacrata il 25 maggio 1962, lo stesso giorno della nuova cattedrale di Coventry.
All'interno della parte vecchia della chiesa, precisamente nella base della torre rimasta come rovina, trova collocazione il Gedenkhalle (Memoriale), una sorta di museo della chiesa. Qui si trovano documenti storici della chiesa, alcuni dei mosaici contenuti nell'edificio, fra cui il Mosaico degli Hohenzollern, e una figura del Cristo di Hermann Schaper, che originariamente si trovava sull'altare maggiore, scampata ai bombardamenti. Ma soprattutto vi si trovano i simboli della riconciliazione dei tre paesi che una volta erano nemici, ovvero una croce costruita con i chiodi ritrovati nelle ceneri delle rovine dell'antica cattedrale di Coventry (distrutta dai bombardamenti tedeschi), un'icona russa a forma di croce, dono del vescovo ortodosso di Volokolamsk e Yuryev, nonché la Madonna di Stalingrado (disegno creato durante l'omonima battaglia dal luogotenente tedesco Kurt Reuber).
Il tempo si fa più cupo, con possibile pioggia, che ovviamente scongiuro. Mi concedo alcune istantanee ( che fatica a riuscire a farne una bella! ) .
La zona attorno a questa piccola piazza dove si erge il complesso è affollatissima. Vi sono moltissimi negozi e negozietti, artisti di strada e soprattutto, tante auto. E' l' unica zona di Berlino dove ho potuto notare un traffico abbastanza caotico. Poco più lontano vi si trova l' Europa Center, un grandissimo centro commerciale, e a una decina di metri da esso, lungo Tauentzienstrasse, Berlin, la scultura che simboleggia la Berlino divisa di un tempo.
Ritorno in BreitscheidPlatz, dove si erge 'il dente cavo'. E come era nell' aria, inizia a piovere. Vi è un violento nubifragio che però dura poco fortunatamente.
Viste le condizioni metro, decido di recarmi presso la Gemaldelgalerie. Via U-Bahn raggiungo la stazione di Postdamer Platz e da qui, con non poche difficoltà di orientamento, mi dirigo verso la galleria d' arte. Il tempo si era ripreso, lasciando intravedere un tiepido sole. L' orario di chiusura era vicino, il che mi porta a percorrere gli ultimi cento metri di corsa. Ma giunto davanti all' entrata vengo a conoscenza della triste verità: il lunedi è il giorno di chiusura! Sconsolato e stanco, molto stanco, raggiungo la vicina Postamer Platz, dove mi riposo un' oretta seduto ad ammirare questa parte di Berlino di recente costruzione.
Potsdamer Platz assurge nuovamente a simbolo della frenetica vita cittadina, proprio come negli anni Venti, quando era considerata il luogo più vivace e dinamico d'Europa.
Fino a poco tempo fa, questa piazza, situata in un punto nodale tra est ed ovest, era quasi completamente rasa al suolo. Venne trattata come un grande spazio all' aperto, terra di nessuno vicino al muro di Berlino. oggi, invece, ospita caffè, ristoranti, cinema, teatri, uffici e palazzi residenziali.
Data l'enorme estensione dell'area (600.000 metri quadri), la scala del progetto era quella di una piccola città; nel 1993, Renzo Piano e Christoph Kohlbecker hanno redatto un master plan che ha coinvolto altri architetti, quali Isozaki, Kollhoff, Moneo e Rogers.
E' davvero un complesso particolare, avveniristico.
Mi concedo una passeggiata nel Postdamer Platz Arkaden, complesso commerciale su tre piani. Qui si possono fare ottimi acquisti. Il Sony Center disegnato dall' architetto americano Helmut Jahn, è il complesso più particolare di Postdamer Platz.
Costruito tra il 1996 e il 2000, la piazza al centro del Center è ubicata sotto un tetto a forma di tenda. Vi si trovano cinema, uffici, appartamenti. Particolarità che attira l' occhio è senz' altro la meravigliosa Kaisersaal, protetta da una vetrata. E' una sala da pranzo che faceva parte del Grand Hotel Esplanade. Venne obbligata la Sony di inglobare nel complesso questa piccola stanza privata. Un video mostra come avvenne il processo di spostamento (46 metri) attraverso cuscinetti d' aria. Megalomani.
Il complesso di Postdamer Platz attira tutti i giorni folle di turisti. E' senza dubbio un centro avveniristico, vitale nella Berlino che ancora oggi porta i segni, seppur non evidenti, della guerra.
Dopo aver passato un' ora circa seduto sul bordo della fontana ( particolare ) posta all' interno del Sony Center a contemplare il via vai di gente, riprendo la mia camminata in direzione Leipziger Strasse.
Proseguendo lungo questa arteria giungo nei pressi di quella via tristemente famosa nel periodo nazista. Durante il Terzo Reich, Prinz Albrecht Strasse era forse uno degli indirizzi più temuti di Berlino. Nel 1934, tre tra i più terrificanti dipartimenti nazisti avevano il loro quartier generale i un isolato tra Stresemann Wilhelm, Anhalter Strasse e Prinz albrecht Strasse, facendo di questa zona il cuore del governo della Germania nazionalsocialista. Il neoclassico palazzo Prinz Albrecht al n. 102 era la sede del servizio di sicurezza (SD) del Terzo Reich e di Reinhard Heydrich. Al n. 8 si trovava il capo della Gestapo Heinrich Muller, e il vicino Hotel Prinz Albrecht al n. 9 era il quartier generale delle SS, allora guidate da Himmler. Da questi edifici vennero prese le decisioni
riguardanti la germanizzazione dei territori occupati e il genocidio degli ebrei europei. Dopo la guerra, gli edifici vennero distrutti. Ma, nel 1987, nelle loro cantine che servirono da camere per la tortura, fu organizzata una mostra sui crimini nazisti.
Dal 1997 sul terreno previsto per il centro di documentazione c'è una mostra a cielo aperto dedicata alla politica e alla repressione da parte dello Stato nazista, da anni molto visitata da turisti tedeschi e stranieri a Berlino. Una sezione del muro di Berlino , corre per tutta la lunghezza dell' area del Topographie des Terrors anche se non è cosi realistica ( non rende bene l' diea )come la parte a East Side Gallery.
Il tempo era cupo, il terreno fangoso. Questa mostra permanente lascia nello spettatore occasionale una sorta di terrore. Per cosa poteva essere, per cosa poteva significare questa via non molti anni addietro. Le sensazioni che si sprigionavano nel camminare in quei sotterranei dove ora la luce risplende, è difiicile da spiegare.
E' difficile immaginare a quali torture, quali decisioni vennero prese in queste stanze, in questi luoghi. Decisioni che sconvolsero il mondo, decisioni terribili che ancora oggi non ci siamo liberati del tutto.
E' un peccato pensare che questi edifici che si affacciavano su Prinz Albrecht Strasse siano stati abbattuti in fretta e furia. La storia, seppure tragica e cruda, che è passata da quei edifici doveva servire da monito alle generazioni future. Invece la voglia di cancellare indelebilmente il passato ha prevalso. Ma la storia non si cancella abbattendo un edificio e rimanendo in silenzio per anni. La storia rimane nell' aria e nelle menti degli uomini per sempre.
Ed è un peccato che i pannelli di questa mostra siano esclusivamente in tedesco ( mentre le cuffie che si possono chiedere in dotazione traducono esclusivamente in spagnolo. Perchè? Mah...)
Nelle vicinanze della Topographie des Terrors, si trova il famoso Check Point Charlie. Non so per quale motivo, ma la mia mente va in totale riposo cosicchè passo più di mezz' ora a capire dove esso sia ubicato nonostante distasse da me poco meno di un centinaio di metri.
Perso tra le vie della capitale, me lo trovo ad un tratto davanti ai miei occhi. Menomale!
Il checkpoint Charlie fu uno dei principali posti di blocco americani, situato proprio al confine con
la zona est di Berlino. Durante il blocco della città nel 1948, i carri armati sovietici e quelli statunitensi si fronteggiarono proprio in corrispondenza di questo punto, portando il pianeta sull’orlo della terza guerra mondiale e, nel 1963, due anni dopo l’erezione del muro, Rainer Hildebrand vi istituì un museo privato, testimonianza della Berlino spaccata in due.
In funzione dal 1945 al 1990, collegava il settore di occupazione sovietico (quartiere di Mitte) con quello americano (quartiere di Kreuzberg).
Era situato sulla Friedrichstraße, all'altezza dell'incrocio con Zimmerstraße. Era utilizzato solo da militari, diplomatici e cittadini stranieri in visita a Berlino.
Dopo la riunificazione il punto di controllo venne abbattuto e, tranne il museo del Muro, non rimaneva alcuna traccia della sua esistenza. Il 13 agosto 2000 ne venne inaugurata una ricostruzione fedele, divenuta in breve tempo di grande richiamo turistico.
Presso il Checkpoint Charlie ebbero alcune fughe molto spettacolari dalla DDR. Nei pressi, il 17 agosto 1962, fu colpito e lasciato morire dissanguato il diciottenne Peter Fechter, nel suo tentativo di fuga da Berlino Est.
La definizione di Checkpoint Charlie deriva dall'alfabeto fonetico NATO. Checkpoint Alpha era il valico autostradale di Helmstedt (fra le due Germanie), Checkpoint Bravo il valico di Dreilinden (fra Berlino Ovest e la Germania Est).
Vi è una grande folla intenta a fotografare questo piccolo angolo di Berlino dove i destini dell' Europa occidente e quella comunista si sono scontrati con il rischio di far cadere il mondo nel baratro di una nuova guerra mondiale.
Pensare che due mondi cosi diversi tra loro convivessero al di là di una linea che spartiva il paese in due blocchi contrapposti ha da far riflettere molto.
Nelle vicinanze della linea di confine vi è una piccola mostra all' aria aperta di come negli anni si era evoluto questo posto di frontiera. Dai primi anni fino alla definitiva caduta del muro e la conseguente rimozione delle barriere che separavano la parte Ovest dal quella Est.
Lungo Fierdrichstrasse, dove si erge il Check Point Charlie, vi si trova l' annesso museo.
L' atmosfera che si respira all' interno di questo piccolo museo è molto particolare.
All’interno, un percorso curato e molto toccante ripercorre le principali tappe della guerra fredda, le sue ripercussioni sulla città, le sue vittime e i numerosi espedienti escogitati dalla popolazione per aggirare la segregazione: le minimacchine adattate al trasporto di persone (costrette a comprimersi tra il motore e il cofano), il vecchio pianoforte che ospitò una giovane tedesca fattasi sottile come una sogliola, una mongolfiera colorata e logora che permise a un’intera famiglia di sorvolare il muro e fuggire all’ovest, e molti altri reperti rigorosamente originali, accompagnati da una minuziosa spiegazione in cinque lingue diverse. Proseguendo nella visita, inoltre, un’esposizione temporanea ricorda tutte le rivoluzioni non-violente che hanno segnato il ‘900. Da Gandhi a Martin Luther King, dalla primavera di Praga a Solidarnosc, viene celebrata la solidarietà tra gli uomini, il coraggio di voler vivere in un mondo senza muri, la sconcertante eccitazione della libertà, l’emozione semplice, ma non scontata, di poter abbracciare un fratello, un amico, un amante per troppi anni costretto al di là di un filo spinato.
Inizialmente deluso dalla parte iniziale della visita, ne esco successivamente entusiasta. E' un museo imperdibile per chi passa da queste parti, che porta a far pensare quanto vitale fosse per alcuni abitanti dell' Est cercare la fuga verso la libertà ( vera?) dell' Ovest, anche a rischio della vita stessa.
A questo punto della giornata, ormai quasi sera, stanchissimo e affamato vado alla ricerca di un punto di ristoro. In fronte all' entrata del museo vi si trova una serie di self service a ottimo prezzo. Mi concedo un' ottimo piatto di pasta e una buonissima birra tedesca. Dopo tanto girovagare, dopo moltissimi chilometri percorsi interamente a piedi, avevo come primaria e vitale importanza il dover riempire il mio stomaco.
Dopo aver fatto acquisti nel negozio annesso al check point Charlie, dove per 'sole' 7 euro mi aggiudico due cartoline con un piccolo frammento del muro stesso ( prezzi fuori da ogni logica ), decido di dirigermi verso il Judisches Museum. A poche centinaia di metri da Friedrichstrasse e dal Check Point Charlie, vi si trova il museo ebraico di Berlino.
Come avvenuto in questo fine giornata, il mio senso dell' orientamento va a farsi benedire, e solo dopo aver attraversato quartieri poco piacevoli ( almeno, nel mio immaginario ) raggiungo il luogo dove esso sorge.
Essendo quasi le ore nove, temo che la mia visita deve essere rimandata al giorno successivo. Le porte sono ancora aperte, ma alcuni membri della polizia mi intimano il divieto essendo ormai orario di chiusura. Giunte insieme a me alcune persone, preghiamo di farci entrare per una visita veloce, al che uno di essi ci permette l' entrata. Giunti alla cassa, dopo una breve disputa tra colui che ci ha permesso di entrare e la signora della cassa ( totalmente contrariata al nostro ingresso ) possiamo passare alla visita gratuitamente, essendo la cassa ormai chiusa!
Incredibile, ripeto tra me e me, ebrei che non chiedono uno spicciolo! ( permettetemi la battuta...)
Lo Jüdisches Museum è il museo di Berlino dedicato alla storia degli ebrei. Situato nel quartiere di Kreuzberg, il museo raccoglie duemila anni di storia e cultura ebraica. Il museo occupa due edifici, uno già esistente, il barocco Berlin-Museum o Kollegienhaus, e uno contemporaneo, costruito appositamente per ospitare il museo.
E' una costruzione molto strana e avveniristica, creata dal designer Daniel Libeskind. E' una struttura che assomiglia ad una stella di David decomposta.
Al suo interno vi trovo un ragazzo italiano addetto al museo che mi esplica come procedere ad una visita veloce delle parti più interessanti. Mi perdo ( che caso! ) al suo interno essendo composto da corridoi stretti e intersecati uno all' altro.
Vi si trova il Giardino dell'Esilio, una superficie esterna al museo, cui si accede dall'asse dell'esilio. Una costruzione, se cosi possiamo chiamarla, priva di senso, se non quella data dall' autore. Ma l' arte moderna è cosi....
È una superficie quadrata circondata da 49 colonne di cemento alte sei metri, in modo tale che dall'esterno non si possa vedere nulla. Il numero delle colonne è simbolico, infatti serve a ricordare l'anno di nascita dello stato d'Israele, il 1948, un'altra colonna, quella centrale, rappresenta invece Berlino ed è riempita all'interno di terreno proveniente da Gerusalemme. All'interno del giardino sono stati piantati alberi di olivagno, simbolo per gli ebrei di pace e speranza.
Altra 'opera' è la Torre dell'Olocausto, posta alla fine dell'asse della morte. È una struttura completamente vuota, buia, fredda che viene illuminata solo dalla luce del giorno che penetra della copertura. La zona ha solo un significato simbolico e non vuole riprodurre una camera a gas, come molti dei visitatori suppongono.
Seppure la mia sia stata una visita veloce, ho trovato questo museo insignificante. Niente da ricordare, niente di particolare utilità alla memoria.
Ma non importa, in fondo non avevo pagato l' entrata!
Quando esco dal Jüdisches Museum il buio ha coperto la città di Berlino ed io, spaesato, mi trovo solo nel quartiere Kreuzberg. La mia preoccupazione sale, quando dopo alcuni minuti passati ad osservare la cartina in mio possesso non mi porta a capire dove mi trovo. Inizio a camminare lungo LindenStrasse e quando si avvicina un bus salgo al volo, ma senza arrivare a nessuna soluzione, in quanto esso avrebbe fatto sosta al di fuori del centro cittadino. Quando giungo nei pressi di un supermercato mi concedo una piccola 'merenda serale' , approfittando anche per osservare meglio la mia posizione. Continuando a camminare, e dopo alcune informazioni date, mi rendo conto di quanto stupido e precipitoso io sia stato. Se avessi proseguito lungo Markgrafen Strasse, anzichè continuare lungo Linden Strasse, sarei giunto senza tanti problemi sull Unter den Linden. La mia fretta e la mia poca apprensione mi hanno portato invece a sottovalutare la mappa in mio possesso e a rischiare di cacciarmi in qualche quartiere poco 'edificante'.
Sventata la possibile perdita di posizione, mi trovo a riposarmi dopo la lunga camminata lungo l' Unter den Linden, come sempre poco affollata.
La giornata, lunghissima giornata, giunge al termine e verso l' una faccio ritorno nella mia camera per un meritato e dovuto riposo.
La mattina seguente, dopo aver fatto colazione con l' amico di Udine, riparto in direzione del
Rotes Rathaus. Nuovo giro interminabile per Berlino, fino a quando giungo in Spandauer Strasse. Dopo essermi riposato dalla lunga camminata, entro nel Rotes Rathaus o municipio rosso. È la sede del sindaco e del governo della città-stato di Berlino, e al suo interno non vi è molto da annotare in quelle due sale visitabili al pubblico.
Nuovamente all' aria aperta, mi dirigo verso la torre della televisione chiamata anche Telespargel.
Il Fernsehturm ( "torre della televisione" ) è una torre per le antenne televisive nel centro di Berlino in Germania. È un conosciuto punto di riferimento della città, presso la Alexanderplatz. La torre fu costruita nel 1969 dalla Repubblica Democratica Tedesca (RDT).È alta 368 m, e all'altezza di 207m si trova un ristorante panoramico che ruota di 360° ogni mezz'ora.
La coda per accedervi è lunghissima, come per la maggior parte delle attrattive berlinesi. Grazie anche alla bella giornata, attendo circa un' ora prima di accedere all' acensore che in pochi secondi mi porterà al punto panoramico. Da qui si gode di una vista a 360 gradi su Berlino. Una visita imperdibile per chi vuole visitare in maniera approfondita la capitale tedesca. Essendo fortunato vista la bellissima giornata, ammiro Berlino in tutta la sua vastità e bellezza. Bellissimo!
Ai suoi piedi sorge Alexander Platz. Questa piazza, comunemente chiamata "Alex" dai berlinesi, ha preso il nome nel 1805 da una visita dello zar Alessandro I.Dopo la II Guerra Mondiale era ridotta ad un cumulo di macerie. Da vedere nella piazza c'è senza dubbio l'Orologio Universale, alto 10 metri, installato nel 1969, che permette, ruotando, di vedere l'ora in varie città del mondo. Sul gambo in alluminio è impressa una cartina geografica del mondo. Al di sopra si eleva il Sistema Solare.
Dopo questa visita alla Torre della televisione e ad 'Alex' sosto in totale quiete nei giardini adiacenti il Rotes Rathaus un paio di ore. Due ore di svacco totale per riprendermi da questo caldo e per far rinfrescare i miei poveri piedi !
A questo punto della giornata, dopo aver pranzato, decido di ritornare nei pressi del Jüdisches Museum per scattare qualche istantanea a questo particolare edificio moderno.
Capisco cosi quanto era semplice la via di ritorno verso l' Unter den Linden dal museo ebraico, resa da me difficile per chissà quale motivo. Percorro cosi l' arteria che mi porta in Mehringplatz. Piazza situata in un quartiere marocchino di poca bellezza, ritorno al Jüdisches dopo aver costeggiato il canale Landwehrkanal. Non riesco a trovare una posizione valida per scattare qualche foto al museo data anche dalla sua particolare disposizione, rinunciando di fatto alle foto che mi ero ripromesso. Essendo ormai quasi l' ora di cena, ritorno al ristorantino nei pressi del Check Poin Charlie, dove il cameriere mi riconosce salutandomi con 'ciao italiano!'. Dopo una deliziosa pasta, gustata con un immancabile birra, ritorno verso la Porta di Brandemburgo, affollata come sempre da turisti di ogni dove. Avevo quindi appuntamento con il ragazzo italiano per concludere la serata davanti al Reichstag.
Al suo arrivo decidiamo di salire nuovamente alla terrazza panoramica del Reichstag, essendoci una coda poco numerosa. Dopo aver ammirato nuovamente la bellezza di Berlino notturna e del complesso 'multicolore' del Sony Center, rientriamo in camera dove facciamo conoscenza con due ragazze inglesi.
La mattina seguente, come ormai di norma scendo dal letto di buon ora e mi dirigo verso le mie valige. Quando apro il mio lucchetto e non trovo i miei averi, mi prende il terrore che mi abbiano rubato tutto...tutto!!! Dopo dicei minuti passati tra nervoso e paura, scopro che vi era stato un piccolo malinteso con il ragazzo alla reception, il quale mi consegna la chiave dell' armadietto dove la mia valigia era stata spostata. Da morire!!
Mi dirigo quindi, più tranquillo di qualche ora prima, verso la stazione Berlin Hauptbahnhof da dove il mio treno sarebbe partito con direzione Wannsee.
In questa tranquilla cittadina il 20 gennaio 1942 Heydrich si incontrò con altri 14 alti funzionari dei
principali ministeri tedeschi in una residenza tranquilla, lungo il lago omonimo .
La riunione era segretissima e il suo scopo era quello di precisare i termini della soluzione al problema ebraico. Qui venne presa la cosiddetta 'soluzione finale' sulla questione ebraica. In questa residenza la sorte di milioni di persone venne segnata da un manipolo di nazisti.
Quando giungo a Wannsee dalla stazione dei treni raggiungo la villa con un bus.
Si trova in un viale alberato, tranquillo, a ridosso del lago. Per ragioni di sicurezza il cancello della villa è sempre chiuso, e per entrare nel parco bisogna farsi annunciare al citofono. All' interno della villa, dal 1992, vi si trova un museo e un luogo commemorativo.
Quando mi sono trovato all' interno della famosa sala dove 14 alti gerarchi nazisti decisero le sorti di milioni di persone, ho capito quanto la mente umana può essere contorta e malvagia.
Mi sono seduto una decina di minuti, e mi sono immaginato quelle ore dove un gruppo di persone decidevano cinicamente il destino di milioni di esseri umani.
Dopo una breve passeggiata ai bordi del lago ritorno verso l' uscita della villa, non prima però di aver incontrato nel giardino della stessa una volpe che tranqullamente passeggiava tra me e altre due ragazze, italiane ovviamente.
Sulla via del ritorno faccio scalo alla stazione U-Bahn di Warschauer.
A un chilometro o poco più, vi si trova la East Side Gallery ( clicca per guardare le foto ) (galleria del lato orientale), il maggior tracciato rimasto in posizione originale del muro di Berlino, e rappresenta un memoriale internazionale alla libertà.
Questa sezione di muro è lunga 1,3 km ed è interamente dipinta con graffiti fatti da diversi artisti, riguardanti il tema della pace o comunque della caduta del muro in seguito alla fine della "guerra fredda".
Entrando nella "striscia" fra i due muri (laddove quello che guardava ad ovest sopravvive in sporadici tronconi) e lungo la Sprea, si può notare il maestoso Oberbaumbrücke. Verso il lato di Warschauer Strasse sorge un negozio di souvenir all'interno della galleria stessa.
Percorro interamente il muro che stava a separare l' Est dall' Ovest, scattando moltissime foto in questo luogo di cosi grande valenza storica.
Mentre ripercorro la strada che mi riporta alla stazione Warschauer, mi concedo un' ora in un bar ( si può chiamare cosi quattro panche sul marciapiede e un negozietto di 4metri quadri? ) gestito da una ragazza cinese molto carina. Beck' s al limone ( mai vista! Che buona! ) e una bella Paulaner, il tutto ad un prezzo irrisorio.
Il cielo si stava facendo cupo, cosicchè decido di tornare nella centrale Berlino per le ultime ore di luce.
Percorro quindi a piedi l' ultimo tratto della Unter den Linden diretta verso l' isola dei musei. Scorgo cosi la statua equestre di Federico il Grande, la bellissima Humboldt Universitat e la Neue Wache, adibita dal 1993 a memoriale di tutte le vittime delle guerre delle dittature.
Nell' adiacente Bebel Platz ( dove i nazisti bruciare i libri nel 1933 ), bellissima, si erge il teatro più antico della Germania, il Staatsoper Unter den Linden e la St-Hedwigs Kathedrale. Poco più in la vi si trova la Gendarmenmarkt ( ex Platz der Akademie ). Senz' altro una delle piazze più belle di Berlino, progettata alla fine del XVII secolo. Vi si trovano affacciata su di essa, due bellissime chiese: il Franzosischer Dom ( costruita per la comunità degli ugonotti che, dopo l'editto di Nantes, trovarono rifugio nella città. La chiesa fu iniziata a costruire nel 1701 e ultimata nel 1705) e il Deutscher Dom ( La cattedrale venne costruita per ospitare una chiesa protestante. Ultimata nel 1708, l'edificio si basava su una struttura pentapartita a cui nel 1785 fu aggiunta una torre con cupola come quella del Französischer Dom, posto all'altra estremità della piazza. La cattedrale bruciò completamente durante la guerra e fu riedificata solo nel 1993 )
Dopo aver ammirato in tranquillità lo splendore di queste due chiese simili per non dire uguali, mi dirigo verso Leipziger Strasse, dove percorsa fino a Postamer Platz mi trovo nei pressi della Germandelgalerie.
Essa presenta una collezione di dipinti di eccezionale qualità. Parte originariamente della collezione dell' Altes Museum, le pitture raggiunsero la loro 'indipendenza' nel 1904, quando furono trasferite al Bodemuseum. Dopo la divisione di berlino nel 1945 ,soltanto una parte della collezione rimase al Bodemuseum, mentre gran parte delle opere finirono al Museum Zentrum Dahlem. a seguito della riunificazione, e grazie alla nascita di una nuova galleria all' interno del Kulturforum, questa collezione unica è stata di nuovo riunita. E' una costruzione particolare , la luce illumina delicatamente i dipinti, mentre le pareti sono ricoperte di tessuto fotoassorbente. L' ampio atrio consente di sospendere la visita in qualsiasi momento per fare una pausa. Non mi dilungo ad elencare le opere di cosi grande valore artistico presenti. E' un museo da non perdere, per chi ama la pittura. E' in poche parole, sensazionale!
All' interno della Gemaldergalerie vi è anche una mostra sulle stampe antiche di Roma, che ovviamente non mi perdo per nulla al mondo.
All' uscita mi concedo una pausa sul piazzale antistante l' uscita, dove si esibiscono numerosi ragazzi con il loro skateboard. Non avevo mai visto nulla di simile. A Copenaghen vi era stato un concorso davanti al Tivoli tra ragazzi con il loro skate. Ma questi giovani caldi di Berlino erano davvero pazzi!
Dopo un ' ora di relax ad ammirare le loro 'pazzie' riprendo la mia camminata ed essendo quasi sera mi dirigo per cenare in un locale vicino al mio alloggiamento. Posto vicino alla stazione Bahnhof Friedrichstrasse è un ristorantino gestito da turchi ( gentilissimi ) dove per un paio di sere mi viene servita una pasta eccezzionale!
Ormai sera, decido di far ritorno al mio alloggiamento, essendo l' ultima notte da passare in un comodo letto. Il giorno successivo, dopo 28 giorni in giro per l' Europa, ripartirò a malincuole per l' Italia.
Alla mattina saluto il mio amico di Udine, in partenza per Copenaghen. Quindi dalla stazione Friedrichstrasse, prendo il treno che mi porterà a Potsdam. Dalla stazione di Potsdam via bus raggiungo il Park Sansoucci.
Sanssouci (francese: senza preoccupazioni) è stato il Palazzo d'Estate di Federico il Grande, re di Prussia, a Potsdam, appena fuori Berlino. È solitamente considerato il rivale tedesco di Versailles. Sanssouci pur essendo più piccolo della controparte francese, è comunque di notevole rilievo per i numerosi templi e per i capricci situati nel parco di Sanssouci. Progettato da Georg Wenzeslaus von Knobelsdorff tra il 1745 e il 1747, come luogo di relax per il re, lontano dai cerimoniali e dalla pompa di Berlino, ha la struttura di una grande villa ad un solo piano. L'influenza di Federico fu così grande sul progetto che si parla di Rococò fedriciano. Nella visita al parco la pioggierella non vuole darmi tregua nel tragitto che percorro dal Neues Palais al Schloss Sansoucci.
Dopo aver scattato delle istantanee, raggiungo poco al di fuori del parco un vecchio mulino a vento completamente restaurato. Ad un costo eccessivo, a mio parere, lo ammiro anche all' interno.
Ritorno al Neues Palais per la visita interna. Dopo aver girato una decina di minuti per scovare l' entrata, mi viene intimato la necessità di prendere enormi ciabattoni per la visita nelle stanze del palazzo.
Costuito su richiesta di Federico il Grande è uno dei palazzi più belli di Germania. Quando esco, la pioggia ha smesso di cadere fortunatamente, e raggiungo cosi l' ultima meta che mi ero prefissato: la Neue Nationalgalerie. Si svolgeva in quei giorni una mostra di incredibile bellezza.
Per la seconda volta in pochi anni Berlino ha ospitato, nella “Neue Nationalgalerie”, opere d’arte provenienti da un grande museo di New York. Il Metropolitan Museum of Art si rinnova e si ingrandisce e, durante i lavori, manda gran parte della collezione francese a Berlino, così come aveva fatto il MoMa nel 2004. E' stata per me un’occasione più unica che rara di ammirare circa centocinquanta capolavori francesi del XIX. secolo che includono opere di Cézanne, Degas, Gauguin, Manet, Monet, Matisse e Van Gogh per citarne solo alcuni.
Dopo aver acquistato il biglietto d' ingresso, mi accorgo che l' entrata è scaglionata a gruppi per evitare affollamenti inutili all' interno del museo. Il numero che è stato attribuito al mio biglietto mi permette di entrare solo dopo molto tempo. Ne approfitto cosi per addentrarmi nel Tiergarten e passeggiare tranquillamente dopo giorni molto intensi nella capitale tedesca.
Dopo aver posato i miei bagagli, parto immediatamente alla scoperta di Berlino, la bellissima Berlino. Mi dirigo da subito verso l' isola dei musei, a quattro passi dal mio alloggiamento. Attraversato il fiume Spree lungo Tucholskytrasse e mi trovo in fronte a me il Bodemmuseum. Camminando lungo Am Kupfergraben sulla riva destra dello Spree, mi imbatto successivamente nel PergamonMuseum, nel Neues Museum, Altes Museum e l' Historisches Museum. Giungo quindi in Lustgarten, dove si erge il maestoso Berliner Dom. E' magnifico ammirare la bellezza del Duomo di Berlino dal giardino antistante. Dopo un paio di istantanee, proseguo verso il Palast der Republik, uno degli edifici più prestigiosi di Berlino Est. Ospitava il parlamento della RDT, ma nel 1990 si scopri' che la struttura conteneva amianto. Venne cosi chiuso ed ora attende nel silenzio la demolizione. Poco più in là si erge il Karl Marx Forum, uno spazio verde dove si ergono le statue di Karl Marx e Friedich Engels. Il primo seduto, il secondo in piedi. Capitato per caso in questo angolo di Berlino ne ammiro il grande spazio verde, e dopo alcune foto con i due signori sopracitati, faccio ritorno al PergamonMuseum. L' orario di apertura era fissato per le nove, e già una discreta coda vi era all' ingresso. Dopo una mezz' oretta circa riesco ad entrare nel museo più importante di Berlino. Verso la fine del XIX secolo, i nuovi reperti provenienti dalle coeve importanti spedizioni archeologiche resero necessaria la costruzione di un edificio finalizzato a contenere opere di grandi dimensioni; ne fu incaricato Alfred Messel, che costruì nel 1909-1930 un grandioso palazzo in stile dorico.