...Doolin e le Cliff of Moher...
Il mio ostello è l' Abbey River Hostel e un ragazzo cordialissimo è il gestore. Con me si trovano
anche due francesi, che per disgrazia loro, giungono un giorno prima rispetto alla data di prenotazione. Ma troveranno ugualmente posto, nonostante l' ostello sia quasi al completo. Fortunati.
Dopo avermi mostrato l' ostello da cima a fondo sistemo i bagagli e, dopo una doccia, mi riposo un paio d' ore dopo questo lungo viaggio che dalla capitale Madrid mi ha portato nella verde irlanda. Ripreso in parte le forze, esco alla scoperta di Doolin, piccolo paesino sull' oceano. Lungo la via centrale della città vi sono casette sparse immerse nel verde pastello dei prati, qualche bar e ristorante. Poche anime passeggiano lungo la via. Pian piano mi innamoro di questo piccolo angolo di paradiso che a prima vista offre poco, se non nulla, all' occhio del turista. Ma Doolin è magica, non si riesce a scorgere quella linea che separa la realtà dal sogno. E' un mondo a parte, e ci si chiede cosa abbia spinto l' uomo dei giorni nostri a rendere la vita cosi frenetica, impulsiva, sempre alla ricerca di quel qualcosa in più ma che alla fine non si scorge mai. Ma ecco qui quello che l' uomo, tutti noi, andiamo alla ricerca. La pace con noi stessi e la natura, la ricerca della tranquillità dal vivere che tanto manca ai giorni nostri.
Dopo aver cenato rimango immerso nel cielo illuminato dai milioni di stelle, mai cosi vicine. Tutto sembra cosi vicino e tutto cosi tremendamente distante.
Emozioni.
Vado a dormire felice, di questo mio viaggio e di queste mie piccole sensazioni che mi pervadono.
La mattina seguente mi sveglio di buon ora, e dopo aver fatto colazione riparto per l' attrattiva maggiore di questo angolo d' Irlanda: le Cliff of Moher.
Non vedo l' ora di arrivare a questo luogo magico, dove la mente e i pensieri volano via nel cielo immenso! Il tempo è nuvoloso ma decido comunque di uscire senza kway. Dopo una manciata di minuti di camminata inizia a scendere qualche goccia di pioggia: desisito dal proseguire e faccio ritorno all' ostello a prender con me il kway. Mai decisione si è rivelata più giusta. Verrò letteramente 'salvato' da questo piccolo accessorio!
Riparto velocemente. La distanza che mi separa dalle Cliff e di 4 chilometri circa, ma percorrerli in mezzo alla natura e in riva al mare mi affascina. Il ragazzo dell' ostello mi consiglia , per arrivare alle Cliff, di prendere una stradina secondaria che costeggia il mare fino a giungere a queste magnifiche scogliere, da cui si può godere di una vista mozzafiato.
Il tempo nel frattempo si è aperto un poco, nulla che possa far pensare ad una giornata piovosa. Camminando lungo la strada asfaltata giungo ad un incrocio tra la via principale e una via in terra battuta in mezzo ai prati che costeggia il mare. Mi vengono in mente le parole pronunciate dal ragazzo dell' ostello e di conseguenza associo le sue parole a questa 'stradina'. All' imbocco della via un cartello posto al di sopra di una piccola recinzione mette in guardia dall' oltrepassare la staccionata mostrando l' estrema pericolosità di una camminata oltre tale divieto. Inizia a venirmi qualche dubbio su questa impresa ma noncurante intraprendo ugualmente la camminata. Dopo una decina di passi noto un' auto percorre l' arteria principale e mi risolvo di chiedere lumi sulla fattibilità del percorso da me intrapreso. Mi rassicurano queste due persone, marito e moglie, sostenendo che non vi sono particolari pericoli e di andare tranquillo. Alla faccia...
Inizio cosi sereno la camminata in mezzo alle colline irlandesi. A man mano che il mio passo procede, le scogliere sono sempre più altre, e la mia camminata sempre più vicina allo strapiombo sul mare. Quando poi mi vedo costretto, dopo un paio di chilometri, a dover riscavalcare una staccionata e passare in mezzo ( in mezzo! ) a una ventina di mucche a pascolo (avevo paura fossero pericolose...erano enormi ! ) incomincio ad avere i primi dubbi sull' esattezza della mia scelta. Dubbi che iniziano ad aumentare quando mi trovo a camminare sui sentieri a strapiombo sul mare e dubbi ad un livello massimo quando non vedo più vie battute da passi di uomini.
Sono messo abbastanza male: il posto è alquanto pericoloso, l' erba alta non mi permette di vedere se vi sono delle crepature nel terreno e per di più cammino a pochi centimetri da scogliere a picco sul mare. Sono un poco preoccupato.
A questo punto ho due scelte: tornare indietro o proseguire. Avendo percorso quasi tre chilometri in mezzo a questi prati tornare indietro sarebbe stata una piccola sconfitta e una grande e vana fatica. Mi soffermo una decina di minuti sul da farsi. Camminare in mezzo a prati scoscesi, senza sapere dove mettere piede mi rende irrequieto.
Proseguo la camminata ma quando mi vedo costretto ad attraversare un piccolo ruscello scavato nel terreno, capisco che è l' ora di cercare una strada battuta senza seguire la scogliera come fatto fino a quel momento. Quando scivolo dentro il ruscello stesso con una piede, bagnato e sporco capiscol che la mia sfortuna è solo all' inizio. Risalgo verso la sommità di questo collina nella speranza di trovare una strada battuta o la strada principale che porta alle Cliff.
Dopo un centinaio di metri di risalita scorgo le prime auto e con esse la mia salvezza. Presa l' arteria principale arrivo bagnato e sudato all' entrata delle Cliff pochi minuti dopo.
Molte persone passando in auto mi guardano incredudili nel vedere un vecchio ragazzo mezzo lavato cantare a squarciagola tipiche canzoni italianpopolare.
L' entrata per accedere alla terrazza da cui si ha una vista spettacolare sull Cliff è a pagamento ( pazzesco ). Pagato il biglietto corro immediatamente a godermi questo spettacolo che non ha eguali nel suo genere.
Le fantastiche e maestose scogliere di Moher (in inglese Cliffs of Moher), uno dei capolavori della natura irlandese nonché una delle sette meraviglie del mondo, si ergono nella Contea di Clare e si innalzano da Hag's Head raggiungendo il punto più alto, 203 m, poco più a nord della O' Brien's Tower.
Dal centro visitatori si gode di una splendida vista sulle Cliff. Poco distante vi è una passeggiata, aperta al pubblico, lunga una trentina di metri da cui poter ammirare in vari punti questo capolavoro della natura. Ma poi un muro delimita il divieto di passaggio: proprieta privata oltre ad essere estremamente pericoloso come percorso.
Anche questa volta... Valdo che fà? Prosegue! Non sono l' unico a scavalcare questo piccolo muretto oltre la quale è fatto divieto di passaggio e a proseguire lungo il sentiero battuto che costeggia le scogliere. Lungo questo sentiero, di circa 8 chilometri, le Cliff si manifestano in tutta la loro bellezza e magnificenza. Passando vicino agli strapiombo si possono ammirare panorami incredibili. Certo, in alcuni punti ( molti a dire il vero ) si cammina a pochi centimetri dagli strapiombo sul mare, dove a un centinaio di metri sottostante vi è l'immenso oceano. Ma non soffro di vertigini e avendo lasciato la paura a casa mi diverto come un matto a rischiare cosi tanto la pelle! ( incosciamente e irresponsabilmente )
Ho lasciato la stanchezza ad un' altro giorno e decido di percorrere tutti e gli otto chilometri di sentiero che costeggiano le Cliff, fino al Hag's Head.
Poche, pochissime persone si azzardano a percorrere l' intero sentiero. Vuoi soprattutto per la pericolosità del percorso, vuoi perchè tra andata e ritorno è come percorrere una piccola maratona con in aggiunta la variabile del tempo.
Quando ormai mi trovo ad un paio di chilometri all' estremo nord delle Cliff, inizia a piovviginare. Da quando ero partito il cielo era cupo ma nulla che potesse far pensare ad una pioggia improvvisa. Ed invece, d' improvviso, inizia a piovere. La classica pioggia irlandese: forte vento, pioggia che scende ai mille all' ora per dieci minuti prima di smettere. E poi, riprendere nuovamente. Fortunatamente mi trovo in un piccolo ( l' unico negli otto chilometri ) spiazzo dove una piccola roccia sporgente mi permette un riparo momentaneo, anche se solo una parte del mio corpo riesce a trovare conforto dalla pioggia che cade fitta, arrivando come un proiettile su di me, trasversalmente. Passati dieci minuti accovacciato come un riccio, la pioggia smette di cadere. Il cielo rimane cupo ma in me si fa viva l' idea che il peggio sia ormai passato. Bagnato fradicio dalla testa ai piedi proseguo il mio cammino, cocciutamente. La temperatura è scesa drasticamente, avverto i primi brividi. Ho un freddo cane, gli abiti pesanti dovuti alla pioggia, ma proseguo. Il vento soffia fortissimo, tale da rendere pericolosa la camminata nei punti a pochi centimetri dal ' vuoto '. Dopo una decina di minuti passati a camminare tra le pozzanghere e la ' pauta ', riprende a piovere. E di questo passo per un' ora circa: violento nubifragio per dieci minuti, e poi pausa. Ogni volta mi arrotolo come un riccio per far in modo che la pioggia cada unicamente sul mio kway, nella speranza che scarpe e jeans vengano risparmiati. Un poco mi è d' aiuto questa posizione, ma ormai sono bagnato dalla testa ai piedi. Una tragedia. Ma come si dice, le tragedie non vengon mai sole: mi guardo attorno e...e lungo il sentiero non vi è più anima viva. In questi otto chilometri di sentiero, nessuno.
Sono solo!
Magnifico!
A questo punto la situazione si fa critica ma solo ora decido di intraprendere la strada del ritorno, pur non avendo raggiunto l' estremità dove si erge Hag's Head, ormai a poche centinaia di metri da dove mi trovo. Mi trovo davanti alla parte più difficile del percorso: il ritorno. Il terreno è paludoso a causa della pioggia, l' erba si è fatta scivolosissima: l' allerta è a livello massimo. Il rischio di scivolare e fare bungee jumping senza elastico sfracellandomi in mare è cosa probabile, molto probabile. Cammino lungo il sentiero prestando la massima attenzione, affogando le mie scarpe nel fango mentre la pioggia continua a scendere.
Delirio!
Tutto solo lungo quel sentiero, nessuna anima viva scorgo lungo il percorso. (che fossero caduti tutti in mare? Possibile...)
Dopo un' oretta passata a camminare lentamente, molto lentamente, lungo il sentiero che mi
conduce punto di partenza, il Visitor's Centre, incontro le prime anime vive dopo ore. Nel frattempo, ironia della sorte, ha smesso di piovere e il cielo si sta lentamente aprendo ad un tiepido sole. Ma vaffanculo destino ingrato....
Sono in uno stato pietoso quando arrivo al Visitor's Centre, lavato dalla testa ai piedi e sporco di fango fino alle ginocchia. Faccio pietà ! Mi dirigo verso il bagno per rimettermi un poco in quadro ripulendo le scarpe ed ascigandomi i capelli. Ho un freddo bestia, la temperatura sulle Cliff era bassissima e il vento in alcuni punti era fortissimo. Sono distrutto ma questo posto, questo luogo incantevole, mi ricarica velocemente. Le Cliff sono uno spettacolo vivo, reale, unico. La magnificenza di queste scogliere a picco sull' oceano non ha eguali.
Ritorno verso il Visitor's Centre a scattare le ultime istantanee e ad ammirare per una mezz'ora questo spettacolo della natura. Nel frattempo la giornata si riprende. Il sole pian piano fa la sua comparsa nel cielo mentre le nuvole scompaiono dietro l' orizzonte. Vi è sempre un forte vento, ma meno fastidioso rispetto ad un paio di ore prima. E' incredibile pensare che proprio quando mi trovavo sulle Cliff la pioggia ha deciso di fare il suo avvento. Non prima, non dopo, ma quando ero quasi alla fine del sentiero verso Hag's Head, con ancora davanti tutta la strada del ritorno! Ma è stata una grande avventura, le Cliff le ho ammirate con il cielo cupo, con la nebbia che le permaeva avvolgendole. Fantastico!
A malincuore lascio questo luogo fantastico e mi incammino verso il mio ostello al fine di darmi una pulita e soprattutto cambiare i miei vestiti resi inutilizzabili dalla pioggia. Mi aspettano altri 8 chilometri da percorrere a piedi. La voglia non è molta dopo aver percorso quasi una quindicina di chilometri nel primo pomeriggio: sono davvero distrutto. Cosi opto per fare autostop, vecchio e caro autostop. Dopo nemmeno dieci minuti ad attendere un passaggio dalle poche auto che sopraggiungono, un baldo vecchietto mi prede con sè. E' proprio simpatico e non appena capisce che sono della patria della Lupa si cimenta con il suo modesto italiano. La sua guida è spericolata, ad ogni curva mi vedo nel dirupo. Invece giungo a destinazione ed arrivo davanti al mio ostello sano e salvo.
Dopo una doccia rigenerante e dopo aver cambiato i miei vestiti, ma soprattutto dopo essermi riposato una mezz oretta, esco per una passeggiato in Doolin. Questa volta intraprendo la passeggiata sulla a est, che porta ad un piccolo porticciolo sull' oceano. Il sole è ora caldo ( argh! ) e piacevole ed il cielo azzurro pastello. Di nuvole neanche l' ombra. Praticamente una giornata da Dio.
La strada che porta al mare è immersa nel verde e lungo il percorso vi si trova un campo da golf. Spettacolare! Giunto in riva al mare mi trovo a passeggiare lungo il Burre, ( anche se è più a nord rispetto a Doolin ): blocchi di pietra scomposti dove l' erba cresce tra le incrinature della pietra stessa.
Il Burren è un vasto tavolato calcareo quasi totalmente privo di alberi ad alto fusto, ma presenta comunque una vasta vegetazione. La glaciazione e l' erosione provocata da vento e piogge hanno creato tavolati calcarei con profonde crpe, dette Grykes.
Mi rilasso un paio di ore stretto nell' ammirazione delle onde che s' infrangono sugli scogli, riscaldato da questo sole cui tanto sognavo qualche ora prima. In lontananza si intravedono le Cliff of Moher perdersi nel blu dell' Oceano. Acune persone, come me, si godono questo pomeggio magnifico adagiandosi sugli scogli sotto l' occhio di un fotografo intento a raccogliere gli sguardi di noi villeggianti e sognatori.
E' incredibile come il tempo si è ripreso nel corso della giornata, ma è una costante di questo Paese. La mattina ci si alza trovando il cielo quasi sempre coperto e nuvoloso; verso il primo pomeriggio le nuvole lasciano spazio ad un cielo azzurrissimo e ad un tiepido sole. Purtroppo per me, comprendo questo cambiamento solo dopo alcuni giorni di permanenza in territorio irlandese.
In questo piccolo angolo di Doolin, l' oceano Atlantico davanti ai miei occhi e le Cliff poco distanti, è come se mi trovassi in un piccolo mondo a parte.
Una specie di paradiso incontaminato, lontano secoli dalle città caotiche e grige a cui sono abituato. La natura è sovrana, l' uomo è solo una minuscolo puntino all' interno di essa. E' magnifico ammirare il verde delle colline che vanno a perdersi nel cielo azzurro pastello. Un paesaggio fiabesco! Questa è l' Irlanda, questa è la vera terra irlandese, dove la realtà si mescola con la fantasia, dove l' irreale è percepito con stupore e piacevole sorpresa. Incantato.
Quando orma il sole inizia a calare per lasciare spazio alla buio della notte decido di fare ritorno al mio ostello.
E' una piccola casetta su due piani, immersa nel verde e circondata altre piccole abitazioni. Molto ospitale e accogliente. Mi riposo un' ora sul mio letto per poi uscire a fare due passi lungo le vie di Doolin. Doolin non è null' altro che una strada, quella principale, dove ai lati vi è qualche casetta sparsa e qualche ristorante per i numerosi turisti presenti in questo angolo d' Irlanda. Un paesino tranquillo ma molto vivace. Una cittadina di quelle che vengono raccontate sui libri ma di cui poche anime hanno la certezza della loro esistenza: più fantasia che realtà. Cerco un luogo ove cenare: inizialmente in un pub molto famoso alle porte di Doolin: l' O'Connor. E' famoso in tutto il mondo tra gli estimatori della musica tradizionale ed è gestito dalla famiglia O' Connor da oltre 150 anni.
Trascorro una buona mezz' ora ad ascoltare canti tipicamente locali intonati da una ragazza con una gran voce, a chiaccherare con un ragazzo stranissimo e con i due francesi che risiedevano nel mio stesso ostello. Ritorno lungo la strada che porta a Doolin poichè questo pub, stranamente, non non serve cibo.
Camminando nel buio scorgo un ristorantino molto accogliente. Consumo la mia cena a base di pesce e dopo essermi riempito lo stomaco faccio ritorno in camera dopo aver trascorso una giornata incredibile e fantastica. Il giorno successivo mi sarebbe aspettato un altro lungo viaggio XXXX.
La mattina, di buon' ora, riparto in bus in direzione Sligo, una piccola città al confine con l' Irlanda del Nord.
Giungo a Sligo dopo qualche ora di viaggio, in pieno pomeriggio. Mi tocca andare in cerca di una sistemazione per la notte. Mi dirigo cosi verso un Tourist Information per aver delucidazioni al riguardo. Il primo ostello che mi viene consigliato lo scarto, in quanto dopo una lunga e faticosa salita a piedi per le vie della cittadina, non trovo dove esso sia ubicato. Mi dirigo cosi verso il secondo che mi era stato consigliato, vicinissimo al centro cittadino.
Vengo cosi a conoscenza di una ragazza italiana, di Piacenza, simpaticissima. Dopo un' ora passata a chiaccherare, decidiamo di consumare insieme una buona cena, ovviamente,
preparata da lei. Io, da buon alcolizzato, mi curo del bere.
Posati i miei bagagli mi immergo immediatamente in Sligo.
Patria del nobel William Butler Yeats, scrittore riconosciuto quasi di patria irlandese, anche se quasi tutti i suoi scritti sono in francese, ospita in agosto un incontro per raduni tra intellettuali.
La Contea di Sligo invece, è molto famosa per la qualità musicale di stampo tradizionale. Nella via principale si erge una statua al suo famoso concittadino, di cui prima di allora (purtroppo) ne ignoravo l' esistenza.
Il centro di Sligo è riconducibile ad una via adibita ad isola pedonale, molto affollata durante le ore di sole. La città è piccolina, e a parte qualche monumento di non grande valore, vi è poco di interessante da vedere.
Dopo aver fatto spesa in un grande magazzino della città, dove più di mezz' ora l' ho dedicata alla scelta del vino ( avrei comprato mille bottiglie, dal Cote du Rhone al nostro buon vino italiano) ritorno in ostello, dove dopo una doccia, io e la piacentina consumiamo la nostra cena tra mille risate di entrambi.
Era da più di una settimana che non mi gustavo una buona pasta all' italiana e un buon vino. A fine cena eravamo abbastanza allegri. La serata fini' bene, addormentandomi velocemente come non mai.
La mattina dopo la prendo con calma. Nel primo pomeriggio avrei preso il bus che mi portava in terra Nord Irlandese. Dedico cosi la mattinata ad un pò di shopping tra le vie del centro.
Parto, dove aver salutato a malincuore la piacentina, per l' Irlanda del Nord.
...la capitale irlandese: DUBLINO !
Arrivo a Dublino dopo diverse ore di bus, a Connol Station. La stazione dei bus non è molto
grande e, come sempre, non ho la più pallida idea di dove essa sia ubicata all' interno città. Idem per la mia sistemazione. I bagni sono a pagamento, l' ufficio informazioni non sà espletare le mie richieste di informazioni...iniziamo bene!
Uscito dalla stazione inizio a domandare per avere lumi al riguardo la vicinanza o meno del centro cittadino. Persone gentilissime mi tranquillizzano facendomi capire che siamo praticamente a poche centinaia di metri dal centro! Benissimo!
Infatti la stazione di Connol si trova a pochi passi dalla City House, e poco più in là vi è l ' arteria più famosae importante di Dublino, O' Connel Street. Cammino cosi molto più tranquillo rispetto a qualche minuto addietro, con il mio carico di bagagli che mi spezza la schiena. Vi è un discreto sole, e da subito noto il grande traffico e la mole di persone che affollano Dublino. Arrivo finalmente al mio alloggiamento, a poche centinaia di metri dalla stazione dei bus. Sono praticamente in centro! Ed in una grande città come Dublino, uscire e trovarti O' Connol Street sotto casa, è la cosa migliore che potessi chiedere. La mia camera è accogliente, vista sul River Liffey e sulla via che dà su Temple Bar.
Dopo aver posato i bagagli mi dedico al riposo per un' oretta circa, essendo appena il primo pomeriggio ed avendo quindi l' intera giornata davanti a me.
Riparto quindi alla scoperta della capitale Irlandese, percorrendo O'Connel Street, la grande arteria nonchè il vero centro di Dublino.
Oggi è assai diversa rispetto ai progetti originari dell' aristocratico irlandese Luke Gardiner. L' intento era quello di creare una lussuosa zona residenziale e di passeggio. Ma ben presto questi piani vennero stravolti. La costruzione del Carlisle (ora O'Connel) Bridge nel 1790 trasformo' la strada nella principale arteria di collegamento tra i quartieri senttentrionali e meridionali della città. Molti edifici vennero però distrutti durante la rivolta del 1916 e la guerra civile.Lungo questa via vi si affacciano ancora edifici degni di nota, come il General Post Office, il grande magazzino Clery's e il Royal ublin Hotel. Passeggiando lungo O' Connel si notano i numerosi monumenti e la mescolanza di stili archetettonici. All' estremo meridionale si trova l' imponente monumento a Daniel O'Connel, inaugurato nel 1882. La strada venne intitolata solamente nel 1922 a O'Connel. Inizialmente si chiamava Sackville Street.Proseguendo la camminata si imbatte nella statua di James Larkin, organizzatore dello sciopero generale del 1913. All' estremità meridionale si erge invece la statua di Charles Stewart Parnell, conosciuto come il Re senza corona. Ma quello che attirà maggiormente lo sguardo lungo O'Connel è senz' altro l' ultimo arrivato, ovvero il Monument of Light. Posto nel luogo ove sorgeva la colonna di Nelson. Il monumento è una guglia conica di acciaio inossidabile, che parte da una base del diametro di 3 metri e si assottiglia fino ad arrivare a una punta di vetro d' ottica di soli 10 centimetri, a un' altezza di 120 metri. Praticamente è visibile da ogni angolo della città, divenendo cosi il punto di orientamento di Dublino. O' Connel Street è trafficatissima, auto e persone in un movimento perenne. E questo mi piace!
Passeggiando, un colombo decide bene di fare i suoi bisogni in volo, e ringraziando il cielo vengo solo in minima parte sfiorato da questa bomba batteriologica!
Continuiamo bene!
A questo punto mi dirigo verso la parte meridionale oltre il Liffey. Cammino per diversi chilometri, immerso nell' atmosfera dublinese, arrivando in un quartiere di periferia. Qui mi accorgo che ormai si sta facendo sera, che mi aspetta un viaggio di ritorno abbastanza lungo e soprattutto che devo fare cena!
Dopo un paio di ore e dopo aver consumato la mia cena, faccio ritorno nel mio alloggiamento per riposarmi e per 'docciarmi'. Essendo metà serata, intorno alle undici decido di raggiungere Temple Bar, ad appena 5 minuti dalla mia camera.
Il quartiere più vivace e divertente è Temple Bar, sulle sponde del fiume Liffey. Tutto inizia da quello che adesso è un semplice pub, appunto Temple Bar, che in passato era la residenza del rettore del Trinity College: William Temple.
La zona si iniziò ad animare quando fu stabilito un piano di restaurazione di vecchi edifici e le stradine intorno furono ricoperte di pavè e rese pedonali. Molti importanti nomi dello spettacolo parteciparono alla rinnovazione aprendo locali e partecipando alle attività della zona.
Così Temple Bar divenne subito sinonimo di moda, meta di passaggio di ogni “Dubliners” dall’animo giovane. Centro nevralgico non solo dei pub più famosi, ma del divertimento nel senso più ampiamente irlandese. Le stradine che si sparpagliano fra un pub e l’altro sono affollate da artisti di strada, musicisti e tantissimi pedoni, sono costeggiate da ristoranti di tendenza, gallerie alla moda, da centri di esposizioni e centri culturali (come The Ark un centro culturale interamente dedicato ai bambini), fino a sfociare nelle Meeting House Square, una piazza dove si svolgono per tutta l'estate moltissimi concerti gratuiti e dove vengono proiettati diversi film.
Purtroppo il grandissimo affollamento di turisti, soprattutto nei periodi clou come ad agosto o in primavera (se ci passate ad agosto credo che non riusciate, non solo a trovare un tavolo per bervi la vostra Guinnes, ma nemmeno un singolo irlandese non circondato da italiani, spagnoli o francesi), hanno fatto si che un parte dei dublinesi, che si considerano “in”, abbia preferito altre zone della città.
E' davvero incredibile la mole di gente che affolla queste stadine. Vi sono artisti di strada, persone 'gonfissime' che non recano però alcun disturbo, stranieri, giovani e vecchi...incredibile!
Stanco ed esausto, verso l' una faccio rientro in camera per dedicarmi a qualche ora di sonno!
La mattina seguente la sveglia (guarda caso) suona nuovamente prestissimo.
Parto cosi alla scoperta del sud-est di Dublino, il quartiere dove si erge il Trinity College. Percorro cosi, oltre il Liffey, Grafton Street, trovandomi davanti all' entrata del Trinity.
L'università venne fondata nel 1592 da Elisabetta I e rappresentò un simbolo della cultura inglese protestante fino al 1873, data nella quale vennero ammessi i cattolici.
L’edificio di maggior valore è la Old Library, caratterizzata da una galleria (la Long Room)lunga 65 metri. Sebbene dia l’idea della classica biblioteca all’inglese, ordinata , monotona, senza toni ne fantasia, è considerata dagli esperti una delle più impressionanti del mondo soprattutto per i manoscritti di impareggiabile valore che custodisce. Un esempio è il Book of Kells, un Vangelo miniato contenente i 4 vangeli in Latino con le pagine ancora conservate in ottimo stato. Non perdetevi inoltre, all’interno della galleria, L’Arpa, simbolo per eccellenza dell’Irlanda che potete trovare sulle monete e nel logo della Guinness, la birra più famosa della città.
Al Trinity College sono passati gli allievi più illustri come Jonathan Swift, l’autore dei “viaggi di Gulliver”, l’eroe dell’indipendenza Theobald Wolfe Tone, e nel ‘900 Samuel Beckett premio nobel per la letteratura nel 1969.
La maggior parte degli edifici risale al XVIII e al XIX secolo. Bellissimi cortili interni pavimentati e circondati da prati. Nel primo cortile, a sinistra, la cappella e, a destra, Examination Hall, della stessa epoca. La parte più antica risale al 1700: sono i Rubrics, edifici in mattoni rossi con frontone che ospitavano gli studenti.
A proposito, sembra che la campana della torre sia famosa perché suona quando una ragazza
perde la verginità! Pensa te che modo di essere famosa...Mah!
Comunque sia, dopo alcune foto scattate nel cortile principale del College, percorro l' interno dello stesso, da dove si scorge la 'sfera dentro sfera' di Arnaldo Pomodoro. Mi vorrei dedicare alla scoperta del libro di Kells, ma purtroppo vi è molta coda per riuscire ad entrare nel museo annesso, e quindi desisto dal mio proposito.
Proseguo quindi lungo Nassau Street in direzione Kildare St. dove mi sarei imbattuto nella National Library ( dove Joyce ambientò il suo Ulisse ) , Leinster House ( sede del parlamento irlandese) e nel National Museum. Purtroppo per entrare in quest' ultimo museo devo attendere, l' orario di apertura è previsto per le nove mattutine, mentre io sono in anticipo di una ventina di minuti. Il National Museum ospita raccolte dell'Età del bronzo, manufatti celtici dell'Età del ferro, oggetti di epoca vichinga e tesori egizi. L'edificio, in stile vittoriano, è degna cornice della collezione, con la sua cupola di 18 metri, le colonne in marmo e i pavimenti a mosaico, nello stile del Palladio.
La visita può essere condotta in ordine cronologico, a cominciare dalle tombe dell'Età della pietra dell'Irlanda preisotirca fino ai resti dell'Età del ferro.Tra i pezzi di maggior valore, segnaliamo l'Ardagh Chalice (Calice di Ardagh), trovato da un contadino nel 1868 e composto da 354 elementi in oro, argento, bronzo, rame e piombo. Riporta i nomi dei 12 apostoli ed è considerato il miglior esempio di arte celtica mai rinvenuto.La Tara brooch (Spilla di Tara), realizzata forse dai celti alla corte dei re irlandesi a Tara, è fittamente decorata da filigrana in oro, argento, vetro, rame, smalto e perline. Si pensa che fosse usata come fermaglio per il mantello.
L' entrata è gratuita, e la mostra molto interessante. Consiglio la visita. Dopo aver passato un' ora circa all' interno dell' edificio, mi concedo un paio di ore a passeggiare in questo delizioso quartiere dublinese, tra il St. Stephn Green e gli edifici georgiani che si affacciano sullo stesso. Dopo una breve passeggiata all' interno di questo grande spazio verde, faccio ritorno al mio alloggiamento per riposarmi un poco, non prima però di aver ammirato il Dublin Castle.
l centralissimo Dublin Castle sorge su Cork Hill, nei pressi di Temple Bar. Dell'originaria struttura normanna duecentesca, possente simbolo del potere britannico, è sopravvissuta solamente la Record Tower. Dopo aver subito diversi assedi (1534), essere stato trasformato in prigione (alla fine del XVI secolo) e quasi distrutto da un incendio (1684), oggi il castello ospita occasionali conferenze politiche e orde di turisti vocianti. Dopo essere stati scrutati dagli sguardi alteri dei viceré raffigurati nella Galleria dei Ritratti, e aver ammirato il pavimento della Wedgewood Room, i visitatori potranno osservare i vivaci interni gotici della Royal Chapel e l'impressionante collezione di libri asiatici e mediorientali e di altri oggetti artistici contenuti nella Chester Beatty Library. Il castello si trova alle spalle del Municipio, su Dame St.
All' interno del suo grande cortile vi sono diversi artisti intenti a creare statue di sabbia. Davvero bravi !
Il tempo, come sempre, è coperto, ma svaccato sul letto si stava benissimo...
Dopo aver pranzato riparto per la visita alla Christ Church Cathedral che si erge non lontano da Temple Bar e il Dublin Castle. Essa venne fondata dal re iberno-norvegese di Dublino, Sitric 'Barba di seta', e dal vescovo di Dublino, Dunan. Oggi la cattedrale della diocesi di Dublino è Glendalough della Chiesa d' Irlanda (anglicana). Venne nel corso dei secoli restaurata più volte. Ovviamente per poter ammirare il suo interno si deve pagare, ma io ne approfitto con la tessera universitaria (!). Molto particolare è la cripta, che è da non perdere! Una volta visitata la cattedrale mi dirigo verso la St. Patrick Cathedral.
La S.Patrick’s Cathedral è la più grande chiesa irlandese, anche se pare non si possa definire il monumento di maggior prestigio dell’isola. La sua costruzione iniziò intorno al 1190 sopra ad un tempio che sorgeva vicino al pozzo dove S.Patrizio battezzava i nuovi cristiani, pozzo che è ora ricordato all’inizio della navata sinistra con una pietra istoriata. E’ stata poi restaurata e ampliata più volte, pensate che alcuni lavori di restauro sono stati effettuati da un certo Sir Benjamin Guinnes.
Famosissimo è il celebre decano della chiesa Jonathan Swift che fu in carica dal 1713 al 1745, il famoso scrittore dei viaggi di Gulliver sembrò aver preso il proprio incarico più come una condanna ad essere bloccato all’interno di un ruolo che non era tanto di potere.
Ai piedi della St. Patrick vi è un bellissimo giardino che la circonda. Superaffollato, visto anche nel frattempo un bel sole caldo aveva fatto la sua comparsa, decido di svaccarmi per godermi uno dei pochi momenti in cui il sole potesse riscaldare il mio viso in terra d' Irlanda. Sono rimasto quasi tre ore in questo piccolo angolo di paradiso di Dublino, lontano da traffico e dalla vita caotica della capitale. Quando il sole cala riprendo le mie forze per cercare un ristoro dove consumare la mia cena. Entro in un locale dove vengo trattato con non particolare gentilezza da una tracagnotta irlandese. Rispondo di conseguenza! Stronza!
Prima di rientrare, riammiro la Custom House che si rispecchia nel Liffey. E' di rara bellezza vedere questa costruzione illuminata a giorno riflettersi nel fiume che attraversa Dublino.
Nel 1779 l’architetto James Gandon declinò un’offerta di lavoro a San Pietroburgo e venne invece a Dublino per lavorare a ciò che sarebbe divenuto uno degli esempi più belli di costruzioni georgiane in Gran Bretagna.
Gandon rimase in Irlanda per il resto della vita, arricchendo l’architettura di Dublino di altri due splendidi edifici pubblici, le Four Courts e i King’s Inns.
Iniziata nel 1781 e costata in dieci anni di lavori 400.000 sterline, la Custom House non fu semplice da erigere: il terreno era saturo d’acqua di mare e richiedeva un costante drenaggio e complesse fondamenta per evitare movimenti di subsidenza, gli operai pretendevano continui aumenti di salario, gli avversari del progetto ingaggiavano delle bande per compiere atti vandalici sulla costruzione, e Gandon trovava saggio cingere la spada ogni volta che si recava sul cantiere.
Ma nessuno di questi ostacoli, nè un incendio, nè la morte della moglie, scoraggiarono Gandon e nel 1791 la Custom House, costruita di splendente pietra di Portland, era terminata.
La facciata sud, con il suo elegante pronao dorico, si affaccia sul fiume, mentre la facciata nord si affaccia su quanto rimane della georgiana Gardiner Street. Le quattordici teste di divinità fluviali al di sopra di porte e finestre, rappresentanti i maggiori fiumi dell’ Irlanda, e l’ allegoria del Commercio sulla cupola sono dello scultore Edward Smyth, una scoperta di Gandon che, secondo lui, valeva Michelangelo.
Nel 1921 la Custom House fu presa di mira dalle forze nazionaliste. Un incendio infuriò per giorni, provocando seri danni all’edificio. Quando nel 1926 fu restaurata, nel tamburo della cupola la bianca pietra di Portland venne sostituita da pietra di Ardbraccan, che si deteriorò in breve tempo. Nel 1970 si resero necessari più importanti lavori di rinnovamento e l’attuale Custom House fu inaugurata nel 1991.
Dopo aver scattato qualche istantanea, ma senza però entrarvi al suo interno, riprendo la via di 'casa'.
E dopo essermi concesso una doccia e cambiato i vestiti per qualcosa di più pesante, visto che la sera era particolarmente fresca, faccio il mio ritorno a Temple Bar.
Devo ripetere che è un qualcosa di incredibile quanto sia bello passeggiare in mezzo alla folla in queste strette vie di Dublino. Mi fermo ad ammirare artisti di strada sparsi un poco ovunque, ragazze in gruppo vestite in modo particolare...è un' ambiente davvero bello! Giunto davanti al pub 'Temple Bar' mi soffermo un' ora ad ascoltare tre giovani con il loro bongo. Dire che erano bravi era dire poco, e difatti vennero avvicinati da più di una persona che prese loro gli estremi anagrafici. Davanti a questi tre baldi giovani si esibivano diverse persone di ogni età. Ragazzi e ragazze intenti a ballare, e ragazzi un poco meno giovani ubriachissimi intenti in balli incredibili ! Da morire dal ridere. Nel frattempo noto due persone, uomo e donna della 'Police' Irlandese, raccogliere e sequestrare ai vari giovani le loro bottigliette o lattine di alcolici. Dapprima non ne concepisco il motivo, poi quando noto un giovane con una bottiglia riposta in un sacchetto del pane intento a bere una golata, capisco. Per le vie di Dublino bere alcolici al di fuori dei locali è vietato. E la gente quando viene sorpresa non obbietta nulla, consegnando il loro 'tesoro' in piena tranqullità. Mi immagino una scena simile nella mia patria. Come minimo la polizia sarebbe presa a sassaiole se sequestrasse le bottiglie di alcolici di noi giovani !
Essendo ormai abbastanza tardi, rientro in alloggio, dove avrei passato la mia ultima sera nella
capitale Irlandese.
La mattina seguente dopo aver preparato, ahimè, il mio bagaglio, riparto per questo mio ultimo giorno nella capitale.
Innanzitutto mi dirigo nuovamente verso il castello, per scattare qualche istantanea che il giorno prima non avevo fatto, scoprendo per caso un piccolo ma bellissimo angolo di verde alle spalle del castello stesso.
Proseguo per scattare delle istantanee dapprima alla St.Patrick Cathedral e successivamente all' Ha' penny Bridge, soprannominato in questo modo per il pedaggio di mezzo penny rimasto in vigore fino al 1919.
Il giorno prima mentre mi trovavo svaccato sul mio letto, avevo scoperto che le famose spoglie di San Valentino erano custodite proprio qui a Dublino.
Cosi mi dirigo, dopo Temple Bar, verso Whitefriar Street Carmelite Church. Progettata da George Papworth, venne costruita nel 1827. E' a differenza delle due chiese più importanti di Dublino, sempre affollate, quasi esclusivamente frequentata da fedeli che vengono a pregare le spoglie di san Valentino.
Dapprima sepolti nel cimitero romano di san Ippolito, vennero donati a questa chiesa da papa Gregorio XVI nel 1836. Essi sono custoditi sotto la statua di san Valentino, a lui dedicata.
A questo punto mi rimane una sola cosa da visitare a Dublino. Guinness StoreHouse. Sapevo che si trovava fuori città, ma sinceramente mi aspettavo a diversi chilometri di distanza dal centro, e invece si trova ad appena un paio di chilometri dal Trinity College.
Salito sul primo bus diretto verso il luogo di produzione di questa famosa birra, non avendo spiccioli, l' autista mi fà capire che per me questo viaggio sarà gratis! Bene!
Giunto alla fermata seguo un gruppo di italiani (uff!) per riuscire a trovare l' entrata.
La fila è lunghissima per poter accedere al museo annesso, ma non demordo. Grazie al mio pass 'universitario' (sigh!) ottengo una sostanziale riduzione sul prezzo.
La costruzione della Storehouse fu completata nel 1904. Questo incredibile edificio, le cui travi in ferro ne sorreggono l'intera struttura, fu costruito secondo i dettami della scuola d'architettura di Chicago. Nella Storehouse aveva luogo il processo di fermentazione in cui si aggiunge il lievito alla birra. La parte centrale della Guinness Storehouse è costruita a forma di gigantesca pinta che dalla reception sale fino al Gravity Bar, situato all'ultimo piano. Ogni piano è ben illuminato per creare un'impressionante sensazione di spazio. Come si trova scritto all'ingresso al piano terra, "se fosse riempita, la gigantesca pinta conterrebbe 14,3 milioni di pinte di Guinness!".
Una volta in cima, mi gusto la buonissima Guinness osservando dall' alto il panorama di Dublino. E' davvero una visita imperdibile per chi si reca a Dublino, nonostante il prezzo del biglietto sia abbastanza caro (12 euro).
E' proprio qui che per caso conosco un ragazzo di Bra! Lontani migliaia di km dal Piemonte mi imbatto in un ragazzo cuneese...
A questo punto la mia visita a Dublino può considerarsi terminata, e dopo aver fatto ritorno a piedi verso il centro immergendomi nei quartieri periferici, dedico le mie ultime ore nella capitale, a O' Connel Street e i suoi negozi.
Ripresi quindi i miei bagagli, mi dirigo lungo O'Connel per prendere il bus in direzione aeroporto. Nel frattempo la pioggia aveva iniziato a scendere, anche se senza troppa convinzione. All' aeroporto mi aspettava una lunga serata prima di partire per Stoccolma. Avrei dovuto passare la notte qui, e trovai riparo nel grande aeroporto su delle seggiole dove vi erano altri accampati come me, alcuni sdraiati per terra avvolti dai loro saccoapelo. Ma il freddo era insopportabile, cosi mi risolsi di cercare altro luogo, a costo di 'perdere' questa mia seggiola. Al piano superiore, ringraziando il cielo, dopo un breve girovagare trovai delle poltrone comodissime, e cosi dopo aver consumato una leggera colazione notturna, mi dedicai a qualche ora di meritato riposto.
...al Guinness Storehouse...
Guinness StoreHouse. Sapevo che si trovava fuori città, ma sinceramente mi aspettavo a diversi chilometri di distanza dal centro, e invece si trova ad appena un paio di chilometri dal Trinity College.
Salito sul primo bus diretto verso il luogo di produzione di questa famosa birra, non avendo spiccioli, l' autista mi fà capire che per me questo viaggio sarà gratis! Bene!
Giunto alla fermata seguo un gruppo di italiani (uff!) per riuscire a trovare l' entrata.
La fila è lunghissima per poter accedere al museo annesso, ma non demordo. Grazie al mio pass 'universitario' (sigh!) ottengo una sostanziale riduzione sul prezzo.
La costruzione della Storehouse ( VEDI DOCUMENTO )fu completata nel 1904. Questo incredibile edificio, le cui travi in ferro ne sorreggono l'intera struttura, fu costruito secondo i dettami della scuola d'architettura di Chicago. Nella Storehouse aveva luogo il processo di fermentazione in cui si aggiunge il lievito alla birra. La parte centrale della Guinness Storehouse è costruita a forma di gigantesca pinta che dalla reception sale fino al Gravity Bar, situato all'ultimo piano. Ogni piano è ben illuminato per creare un'impressionante sensazione di spazio. Come si trova scritto all'ingresso al piano terra, "se fosse riempita, la gigantesca pinta conterrebbe 14,3 milioni di pinte di Guinness!".
Una volta in cima, mi gusto la buonissima Guinness osservando dall' alto il panorama di Dublino. E' davvero una visita imperdibile per chi si reca a Dublino, nonostante il prezzo del biglietto sia abbastanza caro (12 euro).
E' proprio qui che per caso conosco un ragazzo di Bra! Lontani migliaia di km dal Piemonte mi imbatto in un ragazzo cuneese...
A questo punto la mia visita a Dublino può considerarsi terminata, e dopo aver fatto ritorno a piedi verso il centro immergendomi nei quartieri periferici, dedico le mie ultime ore nella capitale, a O' Connel Street e i suoi negozi.
Ripresi quindi i miei bagagli, mi dirigo lungo O'Connel per prendere il bus in direzione aeroporto. Nel frattempo la pioggia aveva iniziato a scendere, anche se senza troppa convinzione. All' aeroporto mi aspettava una lunga serata prima di partire per Stoccolma. Avrei dovuto passare la notte qui, e trovai riparo nel grande aeroporto su delle seggiole dove vi erano altri accampati come me, alcuni sdraiati per terra avvolti dai loro saccoapelo. Ma il freddo era insopportabile, cosi mi risolsi di cercare altro luogo, a costo di 'perdere' questa mia seggiola. Al piano superiore, ringraziando il cielo, dopo un breve girovagare trovai delle poltrone comodissime, e cosi dopo aver consumato una leggera colazione notturna, mi dedicai a qualche ora di meritato riposto.